“Gli odi tra parenti sono i più accaniti” (Tacito). Spesso le liti tra fratelli per l’eredità derivano dal fatto che uno di questi conviveva con il defunto e dopo la morte decida di appropriarsi indebitamente dei beni appartenenti all’eredità, rifiutandosi di restituirli agli altri aventi diritto o escludendo gli altri dal godimento dell’immobile. La legge, in questi casi, prevede la cosiddetta petizione ereditaria. Se alla morte di un soggetto i suoi beni entrano nel possesso di estranei alla successione, gli eredi possono agire con l’azione di petizione ereditaria, per vedere riconosciuto il titolo di erede e ottenere la restituzione. Un’altra situazione critica, fonte di contenzioso tra fratelli si viene a creare per effetto della cosiddetta “lesione della quota di legittima”. In estrema sintesi, i “legittimari” che per effetto di un testamento o di donazioni effettuate in vita dal de cuius subiscono la violazione della propria quota di legittima (in pratica, ricevono meno di quanto gli spetta di diritto), possono agire in giudizio per ottenere la reintegrazione della legittima mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre. Altra situazione fonte di accaniti litigi deriva dalla cessione a uno dei figli della proprietà della casa dietro vitalizio: la persona anziana si spoglia del proprio immobile a favore di un soggetto che, come controprestazione, si obbliga di assicurare l’assistenza e il mantenimento fino alla morte del vitaliziato; ma è ovvio che se questa prestazione non viene mai resa, o se la cessione viene fatta quando il genitore è ormai già molto anziano e ormai prossimo alla morte, il contratto piò essere impugnato per ottenerne l’annullamento e il conseguente rientro del bene immobile nel patrimonio ereditario. Nel caso in cui siate coinvolti in simili problematiche, non esitate a contattare lo Studio dell'Avvocato Pellegrini.
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